Pagina:Pancaldi - Sulla rete delle strade ferrate del Nord Ovest dell'Italia, 1856.djvu/12

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
326 sulla rete

liquidare i conti delle opere e delle spese sostenute dall’antecedente Società Industriale e di doverla quietanzare; è bene e fra i quali rimarcare ancora quello che non esclude una qualche variazione nella linea già stabilita ed incominciata quando fosse per riconoscersi di un evidente vantaggio, a modo da renderla apprezzabile alla Commissione Internazionale di Modena alla quale dovrebbero rimettersi i progetti della variazione; come pure con altro patto fu stabilita l’epoca dell’incominciamento dei lavori, aggiungendo che dovrebbero intraprendersi contemporaneamente non solo nei tratti di pianura dipendenti dai vari stati interessati, ma ben anco nell’Appennino ogni qualvolta la Società trovasse di potersi uniformare agli studi eseguiti dai precedenti concessionati, la qual cosa fa supporre che potrebbe anche aver luogo il traforo dell’Appennino alla volta di Prato.

18.° Qui dò termine al breve racconto di quanto si è praticato per la effettuazione delle Strade Ferrate Lombardo-Venete, e della Ferrovia centrale d’Italia di corrispondenza alle prime, ritenendo io che avrete rimarcato, o signori, come nella rete tanto estesa e tanto fitta ancora di queste Strade Ferrate vi è rimasta una lacuna cui bisogna provvedere perchè di troppo pregiudizio al basso Veneziano, al basso Padovano, ed al Polesine di Rovigo alla sinistra del Pò, e di sensibilissimo detrimento alle Provincie Pontificie di Ferrara, e di Bologna; voglio dire che manca la concessione di una Strada Ferrata per la quale si renda spedita, ed economica la comunicazione fra i due Porti di Venezia, e di Livorno tanto desiderata e promossa sin dai primi tempi dai Bolognesi, e della necessità ed utilità della quale passo a discorrere alquanto.