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il bacio di lesbia 145


le mandante, ucciso gli ambasciatori del re d’Egitto.

Cicerone diceva che non era stato lui, e Clodio sosteneva che era stato lui.

Questo Celio fu già ricordato tra i vagheggiatori di Clodia; ma si vantava di averla lasciata, e ciò non depone in favore dei sentimenti cavallereschi di lui.

Cicerone non nomina per nome Clodia, ma per sopranomi, e il primo sopranome è Boòpis, tanto che se apriamo un testo di letteratura latina, quei letterati, dovendo parlare di queste faccende, la chiamavano «la Boòpis» senz’altro.

Nella sua intenzione, dicendo Boòpis, Cicerone voleva fare una spiritosità maligna, ché non trovando nulla da dire sul resto, prende di mira gli occhi di lei, come dire «la occhialona», «occhi di civetta, occhi meretricii, occhi di svampa». Ma naturali! Non fucati ad arte, se no l’avrebbe ben detto!

Non si ricordò, o gli sfuggi, che boòpis indica quel languido intento umidore che è nella nerezza cangiante in azzurro nei grandi bovini. Non pensò a Euripide, che parla del come e del quando fu sedotta Pasifae, non si ricordò che Boòpis era chiamata da Omero la gloriosa regina di Olimpo. E quegli occhi sono fulgenti, ardenti: la flagrantia degli occhi di lei: «gli occhi della ardente sorella»!