Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/18

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
16 alfredo panzini

avanzò universale sul mondo per secoli ancora.

E come si poteva persistere a mangiare rape, fave, ceci, quando dall’Oriente venivano i Re Magi a fare omaggio di nuove sensazioni gioiose alla città trionfale?

Con quella loro classica sobrietà avendo i Romani accumulato grande sanità, ne potevano anche abusare: e in quella gioia dei triclinii c’è quasi una primitività.

Potevano le signore romane seguitare a stare in casa a filare lana, a tessere rozzo orbace, quando dall’Oriente arrivavano stoffe lievi, di lino e di seta, modelli di chitoni, clamidi, dalmatiche, anforette di rari profumi? vezzi, monili, esotismi di belle creanze, di parole e di riti?

Potevano le signore romane andare a piedi quando c’erano le basterne dove esse stavano sdraiate sotto i baldacchini? Efebi, galanti, con toghe lascive, volti imbiancati, chiome profumate, attendono le belle dame che passavano per il corso.

Come la basterna andava lenta al passo dei giganteschi servi di Siria e di Cappadòcia, cosí lente andavano le portantine del Settecento con la damina incipriata. Scalpitarono poi attelati ai landò i destrieri lucenti dell’Ottocento. E oggi le dame del Novecento premono su l’acceleratore, e via che vanno senza paura.