Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/35

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il bacio di lesbia 33

diocrità. È un principio che potrebbe diventare pericoloso. A volte siete pindarico: esaltate Attilio Regolo, la vittoria di Azio, i trionfi romani; a volte siete anti-pindarico: le grandi opere umane le dite vietate dagli Dei. Vietato aver rapito il fuoco a Giove ? Vietato il volo di Icaro? Vietate le triremi che vinsero a Myle? che approdarono in Britannia con Cesare?

Questa grandinata irritò Orazio. Gli si leggeva in faccia: più che l’offesa al poeta, gli bruciava quella specie di derisione per la saliera paterna. Vada tutto, ma non la saliera di suo padre, contadino della sua propria terra, aratore della sua terra. Perciò disse:

— Posso parlare o devo tacere?

— Ma parlate.

Orazio disse:

— Parlerò in prosa. La parte agricola è stata affidata a ben più degno poeta di me. Riconosco nei miei versi dove manco e dove gonfio. Non dirò più Roma ruit! ma Roma in agricoltura sta poco bene. Virgilio e io, tutti e due del medio ceto rurale, angariato e impoverito, abbiamo fatto bene, lui dal nord, io dal sud, a diventar poeti di Roma? Comunque, io e Virgilio siamo esempi viventi di una gran trasformazione. Alla terra, o Augusto, non si ritorna più dopo che la si è abbandonata. Ve ne siete offeso di quello che ho detto?