Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/45

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

il bacio di lesbia 43


per le cose mondane. Perché, o giudici, se gli altri svaghi, non sono né per tutti i tempi, né per tutte le età, né per tutti i luoghi, le belle, le buone lettere alimentano la giovinezza, dilettano la vecchiezza, fanno bella la vita quando siamo felici, e quando siamo infelici ci offrono conforto e rifugio: stanno con noi in casa, vengono a spasso con noi, dormono con noi, viaggiano con noi, vengono in villa con noi. Ricordatevi, signori giudici, che il nostro vecchio Ennio chiamò santi i poeti perché sembrano come colmati dagli Dei di doni speciali che non vi so dire come sia, ma hanno veramente del divino. Ma vi pare che Scipione, il divino Scipione Emiliano, e tutti quei nostri antichi padri, gente moderatissima e continentissima, avrebbero cosi coltivato le buone lettere, se non ne avessero avuto alcun beneficio? E Catone, l’inflessibile nostro Catone, l’antico, si, amò anche lui le lettere, perché era ossequiente ai Numi, e la poesia è dono dei Numi. E ammesso che anche le buone lettere non portino il frutto delle virtù e portino soltanto il frutto del diletto, io penso che voi, signori giudici, stimerete lo stesso degnissima cosa accogliere in Roma la poesia.


Quei giudici erano gente sana e proba. Non avevano relazioni con la poesia. Erano in vago