Pagina:Panzini - Il romanzo della guerra, Milano, Lombardo, 1914.djvu/19

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

il romanzo della guerra 11


to temperamento rivoluzionario, un sincero. Potrà spiacere, in segreto, anche a qualcuno dei suoi, ma ha il merito di avere dissipato un equivoco in cui ci cullavamo: esiste realmente in Italia uno stato rivoluzionario. E mi narrava anche come molti in Romagna, socialisti en amateurs, rimasero un po’ atterriti vedendo il volto della rivoluzione! «Libertà, libertà!» Cosa? Così, libertà! Come tante volte, in Romagna, nei tempi dei governi passati:

«Libertà, Libertà!» Gente armata sbucava da non so dove domandando, libertà!

In tale caso — dicevo io — la pace goduta fino ad ora è stata comperata dall’on. Giolitti....

Alcune constatazioni erano anche più tristi. Lo Stato? Ecco il nemico!

Si ubbidisce, in Italia, allo Stato per necessità, per paura, come al tempo dei cessati governi: ma il padrone morale è un altro.

Si discuteva, sottilizzando un po’, sopra i due termini, rivoluzione o guerra civile? Un contrasto di idealità può portare alla rivoluzione, che può essere anche un bene. Ma oggi si tratta piuttosto di un contrasto economico. Borghesia e proletariato, si trovano, per chi bene osservi, sul medesimo piano morale.

A me pareva molto opportuno rilevare questa distinzione, non ben veduta, forse, dalla sincerità del prof. Mussolini. Ma Renato Serra trovava che era del