Pagina:Panzini - Il romanzo della guerra, Milano, Lombardo, 1914.djvu/36

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Ah, la pace universale! le conferenze sulla pace! Impossibile che io dimentichi l’entusiasmo che invase, tanti anni fa, tutta la Milano intellettuale quando Guglielmo Ferrero, allora giovanissimo e sconosciuto, tenne le sue conferenze per la pace universale, contro le guerre, contro le caste militari, contro le spese improduttive, ecc.

ecc. Il giovane conferenziere era portato sugli scudi della celebrità da tutti i giornali; compresi i giornali dell’ordine: ma egli svelava il mistero dell’uovo di Colombo.

Quei poveri nostri ufficiali non so come facessero, in quei giorni, a passeggiare sotto la Galleria senza arrossire di farsi vedere con la sciabola al fianco. E tanto grande era l’entusiasmo che non si tollerava nemmeno la critica.

Un mio caro amico mi disse benevolmente:

— Tu sei ancora l’uomo delle caverne. Guglielmo Ferrero è l’apostolo dell’avvenire.

— Ammetto — ricordo bene che risposi —, ma quel giovane signore ha sbagliato indirizzo...

— In che senso?

Nel senso che farebbe meglio ad andare a Berlino ed a Vienna a tenere le sue conferenze.

Impossibile che io dimentichi lo scoppio di contumelie quando — intorno a quel tempo — Giosuè Carducci pubblicò la sua ode, La Guerra. Se le parole fossero