Pagina:Panzini - Il romanzo della guerra, Milano, Lombardo, 1914.djvu/86

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Ora no! Il tempo urge. Questa è la guerra del tempo. Perciò nessuna attesa, nessuna pietà.

***

Parigi, Parigi! Le donne di Francia non hanno più belletto! Esse che sono così «civiline!». Altro seme vi feconderà?

***

All’osteria, la sera, al lume della lampada acetilene, quattro «proletari» giocano tranquillamente a tresette.

— Adesso, con la guerra — dice l’oste — tutti hanno perso la testa. Si stava così bene prima....

(Già, si stava così bene prima: bere vino, partite a tresette, un po’ di sciopero ogni tanto, e guerra ai signori).

— Abbasso le armi e viva la pace! — esclama uno, possibile richiamato.

— I signori fanno adesso la loro guerra, ma verrà il giorno che noi faremo la nostra!

Cerco di dimostrare che anche i signori oggi non stanno bene. Leggo:

Due banchieri di Bruxelles, ostaggi per il pagamento dei 200 milioni.

— Ci sta ben bene ai signori — dice un calzolaio senza degnare di voltarsi. — Busso e striscio... Noi siamo proletari!