Pagina:Panzini - Trionfi di donna.djvu/121

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il trionfo di nadina 117



La compostezza rigida e signorile della bellissima fanciulla piaceva molto alla ricca dama; e il complimento più ingenuo e più ammirativo era questo: «Non parete nè meno italiana».

Non pari ammirazione aveva Nadina per la dama: pareva quasi studiosa che la relazione non mutasse in intrinsichezza, come colei mostrava gran desiderio.

La dama straniera rappresentava per la fanciulla un’eccellente sedia di vimini all’ombra per la mamma, la saettia per i fratelli, e perciò aveva cara la nuova conoscenza.

Nadina con occhio materno li vedeva per il meraviglioso, docile, dolce mare correre rompendo co’ remi il compatto cristallo dell’acqua. Rina la sorella, quindicenne fra poco, reggeva le due corde del timone, e le risa della loro festività giovane, nell’ebrezza del correre per l’onda consumando la esuberanza dei muscoli, giungeva sino a lei.

— Come sono felici, come sono giovani! — diceva Mrs. Evelyne osservandoli col suo occhiale. «Come sono giovani!» echeggiava nel cuore di Nadina. Essi, giovani, in sui quindici anni, non più lei, oramai.

E il seno, cui Amore, il grande artefice, avea già ben modellato, si elevava sospirando.

Breve del resto era il dimorar di Nadina sulla spiaggia e più la dilettava il tentare in sulla