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122 viàggio d’un pòvero letterato

Come in un’antica tragèdia! Perchè tu, felice poeta, ricercasti la tua morte?

E allora mi venne incontro un’imàgine evanescente, quella della tua bimbetta, o Giòrgio Byron, che tu avesti da altra donna, e che tu quasi abbandonasti in un convento di Romagna.

Di lei più nulla si sa, più non si parla, e pure mi pareva che la sua imàgine mi venisse incontro di là dove agli innocenti si risponde.

Quale strano nome tu le imponesti! Ma era un nome itàlico: Gaja? Letìzia? Alba? Allegra? Sì, Allegra, tu la chiamasti così: ma ella morì da te lontana, e aveva cinque anni, in quel convento di Romagna. Morta la tua pìccola gaiezza! morta la tua letìzia, la bimbetta tua! Perchè è morta? e di qual male è morta? e dove adesso ella è?

Le mònache di quel convento la chiamàvano la figlia dell’inglese, e questo è quello che esse ricòrdano di lei: «aveva gli occhi azzurrri, i capelli neri, le manine affusolate. Aveva nome Allegra, ed era figlia di Lord Byron. Era buona e gentile ed era la nostra gràzia. È morta, non sappiamo di qual male. È morta. E poi che ella fu morta, venne