Pagina:Panzini - Viaggio di un povero letterato.djvu/140

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124 viàggio d’un pòvero letterato


Le acque dell’Arno corrèvano continuamente; e altre parole supreme mi vennero incontro. Perchè fu a Pisa che la lèttera del padre Monaldo Leopardi raggiunse il figlio Giàcomo. A Giàcomo Leopardi nessuna venustà della persona, nessuna voluttà, nessun onore in vita! Giàcomo Leopardi aveva fuggito il padre e la gran casa di Recanati, come una maledizione. Ora egli dimorava in Pisa, e qui lo raggiunse quella lèttera del padre Monaldo, scritta da Recanati il 16 màggio 1828, che gli annunciava come l’àngiolo della morte era passato sopra la sua casa, inalberando lo stendardo del pianto. Era morto Luigi, il giòvane fratello di Giàcomo. Diceva Monaldo: la morte spezzò la corona delle giòvani olive che èrano l’allegrezza e il decoro della paterna mensa. Quali parole! Allegrezza, giòvani olive, paterna mensa! Che cosa era in confronto la glòria ricercata dal figlio? Egli cercava la glòria e la sapienza, e incontrava sempre la vanità. Quello e non altro che gli scriveva accoratamente, timida-