Pagina:Panzini - Viaggio di un povero letterato.djvu/18

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2 viàggio d’un pòvero letterato


Io potrei anche salpare per l’Amèrica, come il mio amico poeta, Gigino. L’esportazione di un poeta italiano in Amèrica, mi è sembrato un gran fatto.

Ma io non mi posso allontanare troppo.

V’è alcuna cosa (che potrebbe èssere una pìccola testa bionda di fantolina) che non me lo permette; e quando mi sono dilungato cento, duecento chilòmetri, ecco, mi pare che io sia attaccato ad un filo di gomma; e torno addietro.

Approfittiamo allora del treno. Questo gran mezzo di locomozione può fornire notèvoli illusioni e benefici.

Sdraiato sopra un comodo cuscino, e lanciato ad ottanta chilometri all’ora, sentirò spezzarmi il pensiero, come in automòbile; e niente mi vieta di crèdere che tutti quegli omarini in posizione di attenti al passàggio del treno sìano i miei servitori; e che quella carrozza imbottita di velluto sia la mia; e che tutti quei lumi nella notte rimàngano accesi per me; e che tutti quei superbi capistazione vèglino per la mia incolumità personale. Nè io avrò bisogno di comandare. Oh, cosa bellìssima! Èssere servito e non dover comandare! Parere proprietàrio e non èssere censito!