Pagina:Panzini - Viaggio di un povero letterato.djvu/244

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
228 viàggio d’un pòvero letterato

doleva altresì quando qualche altro, maestro di lògica, gli diceva: «Lei si decida o per la sampogna o per il bèllico oricalco. Majora canamus o minora canamus?» Una volta anzi avvenne questo fatto curioso che intorno a lui, come già intorno ad Orfeo, si radunàrono tutte le bèstie, ma non èran già le tigri e i leoni, ma èrano i conigli, le pècore e altri animali così detti ùmili e mansueti. Ad un tratto, la sampogna squillò, e una voce rimbombò: «Itàlia!», e fu un fuggi fuggi, e il poeta si trovò solo con la sua contraddizione vicino, e un puzzo all’intorno, che egli sinceramente non avrebbe mai sospettato.

Sono scherzi che fanno gli Dei.

Ma con tutto questo avvenne che un bel giorno alla casa del poeta arrivò una Donna.

Era la fiammante Glòria!

Ella viene sovente da chi non la invoca: tuttavia nella fattispècie del Pàscoli la cosa è sempre un po’ miracolosa, quando si consìderi il pòpolo d’Itàlia, che accorre così volentieri ai rimbombi di piazza o agli spettàcoli còmici, ma difficilmente si diverte all’autèntica tragicità. Ma questa volta si era accorto