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capitolo terzo 153

16 luglio 18471 e il quale doveva giustificare la intervenzione delle milizie austriache nello stato pontificio; intervenzione che fu iniziata, il 17 dello stesso mese di luglio, con la occupazione violenta di Ferrara, e si arrestò lì perchè i movimenti reazionari all’interno erano falliti, che tutto questo il Principe di Metternich facesse, nessuno potrebbe più oggi onestamente negare. Ciò che

  1. Dalla corrispondenza dei due ambasciatori inglesi Visconte di Ponsomby, residente a Vienna, e sir Hamilton, residente a Firenze, col primo ministro inglese lord Palmerston, pubblicata nella Correspondence of Foreign Office sulle cose italiano del triennio, e da quella del Conte di Revel, ambasciatore piemontese a Londra, col ministro degli esteri di S M. sarda, risulta, indubitatamente, che tanto il Principe di Metternich a Vienna al nunzio pontificio monsignor Viale Prelà, quanto l’ambasciatore austriaco a Roma Conte Lutzow al segretario di stato Cardinale Gizzi, fecero «ripetutamente», a nome del governo austriaco, l’offerta di intervenzione armata nello stato della Chiesa; N. Bianchi, Storia documentata della diplomazia europea in Italia dal 1814 al 1861, Torino, Unione tipogr.-edit. torinese, 1865, vol. V, cap. I.
       A questo primo gravissimo fatto s’ha da aggiungere l’altro che movimenti reazionari sanguinosi e provocazioni gravissime contro i liberali avvennero contemporaneamente a Viterbo, a Terni, a Città della Pieve, a Macerata, a Senigallia, a Cesena, a Bologna e a Faenza, ove la sera del 16 luglio soldati svizzeri fecero fuoco sopra l’inerme popolazione che acclamava Pio IX, onde vi furono sette cittadini feriti, e dove in quella sera il governatore della città aveva ricevuto «trentotto» querele di cittadini liberali aggrediti improvvisamente e brutalmente percossi e feriti per le vie dai sanfedisti del Borgo; provocazioni, aggressioni e ferite che ai primi di luglio, con singolare movimento simultaneo e senza alcuna ragione, erano avvenuti a Siena, a Lucca, a Parma contro i liberali che acclamavano Pio IX e proprio nei giorni in cui a Roma avvenivano i tumulti e le risse fra i cocchieri romani e abruzzesi e i Regolanti e gli Ebrei.
       Al quel fatto è da aggiungere il terzo della improvvisa e da nessuna ragione o pretesto giustificata invasione austriaca a Ferrara, dove entrarono mille Croati a baionetta in canna, con artiglieria e miccie accese. Le quali miracolose coincidenze e combinazioni mostrano troppo a nudo la trama del canavaccio ordita a Vienna nelle officine del Principe di Metternich e tessuta poi dai gesuiti e dai sanfedisti in Italia! Oltre al Bianchi, sopra citato, vedi F. De Boni, op cit. parte II, da pag. 62 a 109, e parte III, da pag. 153 a 179; L. C. Farini, op. cit., lib. II, cap. IV, pag. 209 e 210; D’Azeglio, nell’Italie de 1847 à 1863, Correspondance politique, di E. Rendu, Paris, Didier e C., 1867, pag. 17 a 20, ove è detto: «per quanto poco credulo uno voglia essere, è impossibile di non vedere in tutto ciò un piano prestabilito; e chi potrebbe averlo prestabilito se non questa dannata Austria, che crede di fare qui la seconda della Gallizia?» Cfr. con G. La Farina, G. A Vecchi, G. Gabussi, A. Saffi, L. Anelli, G. Montanelli e A. Mickiewicz, Mémorial de la Légion polonaise de 1848, crée en Italie, publication faite d’après les papiers de son pere avec préface et notes par L. Mickiewicz, Paris, Librairie du Luxembourg, 1877, tomo I, cap. I, 2, e fin anche coi due storici papalini A. Balleydier, Roma e Pio IX, prima versione italiana, Torino, Alessandro Fontana, 1847, cap. VIII, pag. 174, e E. Lubienscky, Guerres et révolutons d’Italie, Paris, Jacques Lecoffre et C., 1852, cap. IV, pag. 67.