Pagina:Pensieri e giudizi.djvu/187

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SAGGEZZA ANTICA 169

Pensa, ma non dir mal del tuo nemico.
55Quanto un giorno ti dà, rapisce un giorno.
Quand’èsca non gli dài, scema il dolore.
Discepol del passato è il dì che viene.
Ciò che ascolti, discuti; quello che credi, approva.
Fuggi l’ambizione e vinci un regno.
60Sempre la turba al pessimo s’appiglia.
Anche l’oltraggiator non soffre oltraggio.
La ferita risana, la cicatrice resta.
Nel mar delle miserie la pazienza è il porto.
La speranza del premio allevia la fatica.
65Col tacere il delitto, il fai più grave.
Curan la fama i più, pochi l’onore.
Uom che il giudizio sfugge, colpevol si confessa.
Felicità del povero è l’essere innocente.
Felicità dei tristi, calamità dei buoni.
70Il bene e il mal con pari animo porta.
Non ha più nulla a perdere chi il credito ha perduto.
Chi perduto ha la fede a che più vive?
Muta commendatizia è un bell’aspetto.
Più che saggezza all’uom giova fortuna.
75La paura e l’amor mal vanno insieme.
Piace altrui quel ch’è nostro, a noi l’altrui.
Non creder fido alcun, se pria nol provi.
Uom che a ragione è fido, anche al nemico è giusto.
Esce fuor di sè stesso uom che s’adira,
80Altro l’uom ha sul labbro, altro nel core.
Contender di bontà contesa è bella.
Pianto d’erede è mascherato riso.
Non val contro fortuna uman consiglio.
Corre a rovina il povero che imitar voglia il ricco.
85Muto piacer gaudio non è, ma pena.
D’ambo le orecchie ascoltar dee chi regna.
Chieder consiglio in fra’ perigli, è tardi.