Pagina:Pensieri e giudizi.djvu/188

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170 MARIO RAPISARDI

Chi può morir volendo è assai beato.
Evita il mal sempre temendo il saggio.
90Se nulla vuoi temer, temi di tutto.
Molti minaccia chi un sol uomo offende.
Prender ciò che non puoi rendere è frode.
Tal nella solitudine vivi qual fossi in piazza.
Molti ha l’uomo a temer cui temon molti.
95Tuo non è già quel che fa tuo la sorte.
Chi non ha possa alcuna è un morto vivo.
Ottimo è l’ozio a chi non ha fortuna.
Pubblico lutto è d’onest’uom la morte.
Non pietà ma terror gl’improbi arresta.
100Grave a chi sa, più che il baston, lo sprezzo.
Sforza il duolo a mentir pur gl’innocenti.
Teme il giusto la sorte, il reo la legge.
Guadagno non si dà senza altrui danno.
Stolto divien chi troppo alla fortuna è caro.
105Indica ma non vendica i nostri affanni il pianto.
Il pessimo nemico è quel che ascondi in petto.
Il più blando discorso ha il suo veleno.
È più dannoso il male che gl’innocenti assale.
Custodire la propria gloria è difficil cosa.
110Spesso agli altri perdona, a te non mai.
Non feriscon maligni susurri un cor bennato.
Ha sul tapin l’ingiuria più facile potere.
Per bene oprare, intender che cosa è il bene occorre.
Patir l’invidia ai forti ed ai felici è dato.
115Chi il reo trascura, a colpe altre l’invita.
Par consiglio nell’ira anche il delitto.
Senza varietà nulla è giocondo.
Danna sè stesso il giudice allor che assolve il reo.
Un ripetuto error colpa diventa.
120Nel dire il ver sia la tua lingua audace.
Grande fortuna a grande alma si addice.