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34 MARIO RAPISARDI

ne: in quei luoghi almeno dove la sua poesia entra a indagare e rappresentare l’anima delle cose e le lacrimae rerum. Di geni indipendenti, nel senso artistico della parola, in 6 secoli di letteratura noi non ne abbiamo che pochissimi, tre soli forse: Dante, Ariosto, Leopardi. Gli altri, chi più chi meno, asserviti al sistema, al metodo, alla scuola, e vittime spesso. Tasso e Alfieri informino.


III.


La critica italiana ai dì nostri, fatta una o due notevoli eccezioni, si riduce a due specie: la critica dei ditteri e la critica dei pachidermi.

La prima è la critica giornaliera, giornalaia, e giornalesca: ronza, punzecchia, fa bordone dietro a questo e a quello, secondo il gusto, il parere, il tornaconto del bulicame di cui fa parte. Ha un criterio solo, ed è questo: ciò che piace a me e ai miei è bello, ciò che non piace è brutto.

La seconda è la critica dei dottori: grave, pesante, proboscidale. Si divide in due specie: critica filologica e critica storica. La critica filologica squarta le sillabe, notomizza le lettere: è la chimica, anzi l’alchimia delle parole. La critica storica studia i dati, ricerca le date, rintraccia le fonti, e in queste fonti spesso e volentieri sommerge e affoga il giudizio.