Pagina:Per la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.djvu/4

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L’autorevole Commissione che così giudicava era composta degli onorevoli: Principe Giovanelli, Marco Tabarrini, Nicomede Bianchi, Ferdinando Martini, Filippo Mariotti, Francesco de Renzis, Caracciolo di Bella, Cavallotti, De Witt e conte Luigi Manzoni.

Dal parere di uomini così competenti, che faceva credere certa e vicina l’approvazione del Parlamento alle proposte del Governo per eliminare i danni e i pericoli segnalati nel rapporto della inchiesta, traggono origine i primi inviti rivolti nel Giugno del 1885 al Comune di Firenze, affinchè cedesse gratuitamente allo Stato, per la costruzione del nuovo edificio della Biblioteca Nazionale Centrale, l’area di circa m. 2600, che, dopo la decretata demolizione del Ghetto, restava libera tra la progettata Piazza Vittorio Emanuele, le vie dei Naccaioli e dell’Arcivescovado e la piazzetta dell’Olio.

Tale proposta fu fatta, con l’autorizzazione del Ministero, al Principe Don Tommaso Corsini, allora Sindaco di Firenze, dal Prefetto della Biblioteca Nazionale, comm. Chilovi, con la sua lettera del 7 Giugno 1885, che esponeva nel modo più convincente lo stato delle cose; deplorando che tanta ricca e preziosa messe degli studi si trovasse accumulata entro a uno spazio angusto, anzi addirittura sconveniente e indegno di essa.

Molti anni prima, un erudito predecessore del comm. Chilovi nella suprema direzione della nostra Biblioteca Nazionale, Luigi Passerini, scriveva: «La Biblioteca è disposta nell’antico locale assegnatole dal Granduca Giangastone nel 1736; al quale il Governo della Toscana unì uno stabile attiguo che serviva ad uso militare; ma, nonostante l’aumento, è insufficiente a contenere tanta mole di libri, e conviene seriamente pensare ad accrescerlo (Cenni storici biblio-