Pagina:Piccole storie del mondo grande - Alfredo Panzini - 1901.djvu/116

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104 le ostriche di san damiano

versi che non mai come allora mi erano parsi tanto pieni di reconditi sensi!

E il cameriere mi tolse que' gusci e mi pose davanti una fruttiera ricolma di mandarini, di datteri e di altre prelibate e rare frutte di questa sacra terra, madre di ogni cosa bella e buona.

Nè io potei dire: “ricuso la frutta!„ giacchè dopo un pasto così signorile sarebbe parsa cosa sconveniente. Però in tanta beatitudine un pensiero acerbo mi trafiggeva e pensavo che il guadagno giornaliero che l'arte mia di professore mi procura, non sarebbe stato sufficiente a pagare una così lauta imbandigione. Di fatto tutte quelle vivande dovevano superare il prezzo di lire cinque e ottanta centesimi, della qual somma posso ogni dì liberamente disporre dopo dodici anni di professione magistrale.

E siccome questo dubbio amareggiava l'opera piacevole della digestione, così me lo volli togliere e chiamai il cameriere.

- Comandi, signore!

- Il conto!

Il cameriere tolse dallo sparato il suo taccuino di pelle nera, brandì un terribile lapis (e in quel punto i biglietti di Banca, nuovi,