Pagina:Piccole storie del mondo grande - Alfredo Panzini - 1901.djvu/328

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316 il cinabro rivelatore

al cielo nero per cui danzavano le falde bianche e larghe come farfalle morte che cadessero giù: e anzi pareva che quel turbinio non le incutesse alcun senso di “orrore„ come avea detto la signorina, tanto più che si era nel bel mezzo dell'inverno, cioè nel tempo in cui è dolce e bene che cada la neve.

La mamma di Irma, che si chiamava la signora Lucrezia, scese ultima dalla vettura, per diverse ragioni, e anche perchè aveva uno scialle, due ombrelli e una borsetta da portare.

- Qua, qua a me, signora, che le do la mano io, - disse donna Felicita. - I nostri due giovanotti hanno già dimenticato che cade la neve.

- Come si fa, come si fa? sono fidanzati, bisogna compatirli, si vogliono tanto bene, - disse la signora Lucrezia con una voce umile e col fare confuso; - la mia Irma poi.... è diventata anche più nervosa: ha un gran convulso, e poi? Non ha più appetito, poverina, e, con buona licenza, bisogna che si purghi.... ogni tanto.

- Oh, povera signorina! - compassionò donna Felicita, e così a braccetto le due rispettabili dame avevano attraversato la sala d'ingresso della stazione, semideserta, ed erano giunte davanti al guardiasale.