Pagina:Piccole storie del mondo grande - Alfredo Panzini - 1901.djvu/55

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leuma e lia 43

confondeva col profumo delle sue vesti e della sua persona in un'affermazione quasi mistica della vita: questa vita che è bella e che è eterna. Il cuore mi si mosse come non mai, e cominciò a battere tempestosamente.

«Io spero, signore, - disse Lia, - che anche quest'ombrellino sia di suo gradimento.»

Io non risposi nulla.

Lia proseguì: «Lo sa, è vero, che il treno arriva alle undici?»

«Ben per quello che son venuto;» dissi finalmente.

«E la valigia?»

La guardai con sorpresa, poi dissi:

«Ma chi le ha detto che vengo anch'io? io le ho fatto l'itinerario, ma non le ho mai detto che sarei venuto in Brianza.»

Allora fu lei a guardarmi, poi cercò di ricordarsi, poi disse con molta semplicità, senza segno dell'impazienza che la pigliava quando si ostinava a volere una cosa:

«Sarà benissimo, come lei dice, ma proprio ero così convinta che si doveva fare il viaggio assieme, che forse per questo non gliene ho mai parlato.»

Allora io, facendo il maggior sforzo su di me stesso, cominciai con un «Sia ragionevole, signorina Lia» a parlare di me, del mio