Pagina:Piccole storie del mondo grande - Alfredo Panzini - 1901.djvu/74

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62 leuma e lia

ma io anderei a vivere con lui a Roma, a Milano, dove vuole, anche in una stanza sola, anche a dover io lavare i piatti pur che lo sapessi contento: perchè io lo sento: per voi altri uomini che avete ingegno, una piccola donna è poca cosa: vi sono le soddisfazioni dell'amor proprio, il trionfo delle proprie forze, la gloria sopra tutto. Per questo veda, signore, mi dispiaceva che lei fosse venuto qui! La vista di lei che fu suo compagno di scuola e che adesso ha un nome nel mondo, certamente deve aver gettato del veleno nella piaga del suo cuore. Il tempo fugge, signore, e la mamma non ce la può dare una seconda volta la vita come un giocattolo di cui si è fatto cattivo uso la prima volta: e Leuma consuma qui la sua vita.

Lia pronunziò queste ultime parole con grande melanconia, la quale penetrò anche nell'animo di Astese; e siccome lui, benchè eloquente, non diceva parola e lei aveva detto tutto quello che aveva nel cuore, così si vergognò di quegli occhi di lui che scrutavano nel volto la sua pena e la sua confessione: si confuse, arrossì, si coprì il volto con le palme e segretamente piangea.

Allora egli disse:

- Vediamo..., vediamo un po': in fede sin-