Pagina:Piccole storie del mondo grande - Alfredo Panzini - 1901.djvu/75

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leuma e lia 63

cera, sposina, lei ci terrebbe a questa gloria (chiamiamola così per intenderci) di Leuma?

- Per mio conto? - domandò vivacemente Lia sollevando gli occhi lagrimosi.

- Si, per suo conto: si esamini bene!

- In mia fede, signore, la mia ambizione non oltrepassa la cuna del mio bambino e la cancellata di questa villa.

- Allora però - disse Astese - bisognerà pure che Leuma dia qualche segno della sua tristezza, del suo malcontento, perchè altrimenti dovrò credere che questa infelicità provenga se non in tutto, almeno in parte dal troppo affetto e dalla troppa fantasia della sua adorabile sposa.

- No, veda: - disse la giovane - il maggior sfogo lo ha fatto ieri a sera mentre parlava con lei: forse lei non se ne sarà accorto; me ne sono bene accorta io e non ho chiuso occhio tutta la notte! Se egli mi desse a conoscere qualche cosa, io ne sarei quasi lieta: si verrebbe ad una spiegazione: ma di provocarla io non mi sento il coraggio: ho paura di scoprire quello che temo. Egli infine è troppo gentiluomo per dirmi anche in bel modo: «questa vita mi annoia, io aspiro ad altro»: accetta lo stato di cose che ha trovato qui....