Pagina:Piccole storie del mondo grande - Alfredo Panzini - 1901.djvu/77

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leuma e lia 65

ed erano attaccati ai carri de' muli lucidi e membruti, i quali facevano di tanto in tanto scintillare le selci e scotevano le sonagliere e le code di volpe dalla cavezza. Manifestamente gli uomini e gli animali erano abitatori del selvaggio Appennino. In mezzo a questo lavoro Astese trovò Leuma, non in atto di chi mediti un'elegia, ma di chi comanda, e in termini non vaporosi, ma significativi ai suoi operai.

- Bravi, dove vi siete andati a nascondere? Tua mamma ti cercava poco fa col piccino che non vuole star quieto. - Così disse Leuma venendo loro incontro con un viso allegro come quel mattino di giugno. - E tu hai dormito bene, onorevole? - e dopo alquanto parlare, aggiunse: - La sai, Lia, la bella nuova? domani bisogna andare in Garfagnana, o tutt'al più dopo dimani: tu, Astese, vieni con me e vedrai che luoghi, vedrai come è bello il nostro Appennino! Non dir di no: Senti che bel programma ti faccio: stiamo fermi lassù due giorni, il tempo per sbrigare un certo affare di asse e di legna e tu vedrai quello che non ti sogni nè meno, e sentirai quello che nè pur credi: ti basti questo che lassù lo ricordano ancora l'Ariosto e il Tasso e lo cantano a memoria. Poi gusterai delle

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