Pagina:Piceno Annonario ossia Gallia Senonia illustrata Antonio Brandimarte 1825.djvu/205

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eversa castra, concremate Ecclesiae, destructa monasteria virorum, ac feminarum, desolata praedia, atque ab omni cultura destituta in solitudine vacat terra, nullus hanc possessor habitat, occuparunt bestiae loca, quae prius multitudo hominum tenebat. Fece anche rimembranza funesta delle stesse calamità in altri luoghi delle sue opere. Molti di questi Duchi eran Pagani, trucidavano coloro, che non volevano essere parte delle loro sacrileghe superstizioni, ed i Cristiani, che da loro scampavano, si rifuggiavano nell’isole del mar di Toscana, come appunto negli anni antecedenti eran fuggiti gli abitanti della Liguria, ed alcuni si erano ritirati a Genova con Onorato Arcivescovo di Milano, altri nell’Isola di Comacina sul lago di Como, dove si trincierarono, e molti nelle Isole di un’altro lago, che l’allagamento de’ fiumi aveva formato tra Cremona, e Lodi. Siccome i Lombardi non avevano barche, così questi fuggitivi trovandosi in sicuro, ma che più non è un’Isola, perchè il lago si disseccò in appresso, quando le acqua furono scolate. Porzione degli abitanti di Padova nel 591 si rifugiarono nelle lagune di Venezia, che si popolava, e s’ingrandiva a poco a poco per le disgrazie de’ paesi vicini. La carestia faceva in Italia strage ancor maggior de’ Lombardi, e la faceva una malattia epidemica. Era questa un flusso di ventre con pustole infiammate, che faceva perire gli uomini, e gli animali, particolarmente i Buoi. Ariulfo Duca di Spoleto sorprese, ed arse la Città di Ancona, poscia s’impadronì di Camerino nel 592. Romano Esarca di Ravenna prese Luceoli, oggi la Scheggia togliendola ai Duchi di Spoleto. Callinico disfece Ariulfo in una battaglia vicino a Camerino.

Dall’anno dunque 574 cominciò il totale eccidio delle Città, che descrissi, ed a poco a poco si compì negli anni successivi. Alcune saranno state distrutte da’ Longobardi, le altre poi da sè stesse rovinarono essendo vuote di abitatori. Molti di questi perirono per la peste,