Pagina:Piceno Annonario ossia Gallia Senonia illustrata Antonio Brandimarte 1825.djvu/54

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
38

e l’Olivieri unendosi al parere del Fontanini1, ma anche a provvedere la gente vile, ed i servi di vesti di lana per ogni loro bisogno. Sotto nome di Centoni al riferire dell’Olivieri2 venivano le grosse coperte da appendersi alle porte, che noi chiamamo Portiere, quelle, che si usavano ne’ letti di gente vile secondo ciò, che osserva il Sipontino, o che si adopravano ne’ viaggi per coprire i Muli, secondo T. Livio3, e finalmente certe vesti rusticane, e servili. In somma i Centonarii erano fabbricatori di cose vili di lana, e perciò disse l’Alciato: qui vilia artificia exercent.

Quale sia stata l’arte de’ Dendrofori noi non lo sappiamo con certezza. Il Salmasio con altri scrittori pretende, che il loro mestiere fu di tagliare, acconciare, e trasportare il legname, e venderlo tanto per uso del fuoco, quanto delle fabbriche, e dei Legnajuoli, quanto delle macchine militari, e de’ sacrifizj. Onorio, e Teodosio abolirono il Collegio de’ Dendrofori come incompatibile colla religione Cristiana4. Il De-Vita crede, che i Dendrofori non appartenessero a cose di Gentilesca superstizione, e che furono aboliti attese le superstizioni, che osservavano nelle loro scuole. Ma Arnobio5 ci avverte, che i Sacerdoti di Cibele furono chiamati Dendrofori, perchè portavano un pino ne’ sacrificj, che ad essa facevano. Imperocchè uno de’ loro riti era questo, che innalzavano un Pino in memoria di quello, sotto di cui si castrò Ati: ornavano di corone i di lui rami, perchè Cibele l’aveva così onorato, velavano colla lana il tronco, perchè Cibele velò con essa il petto di Attide per riscaldarlo.

Da queste poche memorie, che ci sono rimaste, e da’ rottami, che si osservano, evidentemente si rileva, che Sentino fu una Città, di gran considerazione, e che aveva tutte quante quelle prerogative, che---

  1. Antiq. Hortae lib. 2. c. 5.
  2. Marmor. Pisaur p. 140.
  3. Lib. VII.
  4. L. 20 de Pagan. et Templ.
  5. Lib. 5.