Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/213

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Ogni cittadino ha il diritto di proporre leggi e riforme, ma chiunque dice: «abbiate fede in me, affidatemi il potere, ed io vi renderò liberi e felici», costui non merita neanche di essere ascoltato. Libertà ed uguaglianza sono i cardini su cui deve poggiare l’umana felicità; tutte le leggi che favoriscono questi principî, ottime, quelle che tendono a limitarli, pessime; la fede negli individui spalanca alla nazione l’abisso, imperocchè la fede senza convincimento turba l’uguaglianza.

«L’autorità libera nel potere, limitata nel tempo, scrive il Machiavelli, è pericolosissima, perocchè nell’uomo nasce brama di perpetuarla, nè gli mancano i mezzi; ma questi non essendo dati dalla legge a quel fine al quale egli l’indirizza, debbono per necessità diventare tiranni.» Ammettiamo che in Italia vi siano uomini di una tempra diversa di tutti gli altri, e che, debellati i nemici, educati tutti noi a libertà, essi ritornino, all’epoca stabilita, a confondersi nelle file del popolo. L’orditura del loro governo, l’innesto del governo dittatoriale, il principio che l’informa, l’ubbidienza; gli interessi creati da questo governo non potranno certamente sparire; quindi vi sarà sempre la dittatura. Cangeranno i nomi, le forme, ma non già la sostanza delle cose. Il popolo continuerà ad ubbidire, i pubblici funzionari a comandare, lo spirito della nazione sarà monarchico; ed ogni governo che gli succederà, eziandio non volendo comandare (e chi non lo vuole?!), comanderà come quelli comandavano. Delle due cose l’una; o la dittatura non giungerà a comprimere ed aggiogare gli spiriti nazionali; ed in tal caso riesce inutile; o vi riescirà, ed allora, per rilevarli, fa d’uopo d’una seconda rivoluzione. Dopo lunghissimi anni di sforzi, di sangue sparso, di patimenti durati onde esaltare lo spirito nazionale, noi medesimi