Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/248

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simi la porrebbero in atto. Dunque in una società, costituita nel modo indicato, chi riuscisse ad accumulare vistose somme, non potendo impiegarle in modo alcuno, nè potendo disporne dopo la morte, troverà il suo miglior partito spendendole e godendosele; e così il nuovo patto sociale, non solo abolisce la miseria e la rende impossibile, ma bandisce eziandio l’avarizia, e mantiene il denaro in una continua circolazione.

A coloro, i quali riconoscendo i vantaggi di un tal sistema oppugnassero la rivoluzione asserendo che la società, senza scossa veruna, ma con un successivo progresso, potrà trasformarsi, noi risponderemo che eglino disconoscono gli effetti inevitabili delle leggi di economia pubblica, applicate alle presenti condizioni dei popoli, che eglino disconoscono i fatti, che ogni giorno si compiono sotto i loro occhi. Le numerose associazioni di operai che spontaneamente sorgono, mostrano la tendenza della società verso un avvenire che comincia a presentirsi, ma non migliorano perciò le loro condizioni. A queste associazioni si opporranno quelle dei capitalisti e quelle, con maggiori danni, dovranno soccombere nella concorrenza. Pretendere che possano sussistere e prosperare istituzioni di utile universale, in una società costituita da forze tra loro riluttanti, che vicendevolmente si distruggono, ed il cui sistema è volto a favorire l’utile individuale a danno del pubblico, è pretendere una cosa impossibile, è pretendere che un picciolo rigagnolo segua il corso medesimo di un torrente senza venir travolto e confuso fra le sue onde. La condizione del proletario, senza una completa e violenta rivoluzione, non solo non può cangiarsi ma nè pure migliorarsi, anzi è forza che essa continuamente peggiori.

Non ci restano ora che due altri punti a prendere in considerazione; uno è di esaminare se manca lo