Pagina:Platone - Fedro, Dalbono, 1869.djvu/16

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no i sapienti, io non sarei un uomo strano; pure io potrei dirti sottilizzando, che il vento borea dalle rupi vicine l’avesse sbalzata mentre giocava con Farmacea, e così morta in questo modo si dicesse poi che era stata rapita da Borea; ovvero, dire ch’ella cadesse dall’Areopago, perchè la fama racconta ancora che non da quel luogo, ma da questo fosse rapita. In tutti i modi queste tali arguzie io le trovo di uomini ingegnosi e studiosi molto, ma che non ne dovranno esser molto lieti, non per altro, se non perchè saranno obbligati, dopo di ciò, a spiegare la forma degl’Ippocentauri14 e poi della Chimera, e pioverà loro attorno una folla di queste Gorgoni e cavalli Pegasei, e gran numero di altre maraviglie e stravaganze di certe tali cose fuori natura, alle quali se un uomo, non credendole, vorrà dare spiegazione secondo il significato di ciascuna, facendo uso di una certa strana sapienza, gli bisognerà aver molto ozio. Quanto a me, io non ne ho punto nè poco per queste faccende, e la cagione, o mio caro, è questa, che io non ho potuto ancora, secondo la sentenza delfica, conoscere me stesso; onde quell’uomo a me pare cosa da ridere il quale ancora ignori sè stesso che si faccia a ricercare i fatti altrui. Perciò, lasciate andare in buona pace queste faccende, persuadendomi di quello che si opina volgarmente sul conto loro, come ho detto ora, non mi