Pagina:Platone - Fedro, Dalbono, 1869.djvu/28

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dal ripetere le stesse, ed io ti prometto, come fanno i nove arconti16, di porre una statua d’oro a Delfo di grandezza naturale, e non solamente la mia, ma anche la tua.

Socr. Tu sei un amico superlativo e veramente un amico d’oro, o Fedro, se tu credi che io voglia dire che Lisia ha errato in tutto e per tutto, e che un altro possa dir, dopo queste, tutte altre cose diverse; anzi mi sembra che ciò non possa avvenire neppure al pessimo degli scrittori. Per esempio nel fatto di cui parliamo credi tu che un uomo il quale dica che bisogna compiacere più al non amante che all’amante, quando abbia tralasciato di encomiare la prudenza di quello e di biasimare la follia di questo, che sono i due argomenti necessari, avrà pure qualche altra cosa che possa dire? Anzi, credo io, che queste tali cose bisogna permetterle e perdonarle all’oratore, e in questi tali argomenti non ha da esser lodevole l’invenzione, ma la disposizione; al contrario negli argomenti non necessari e che sono pure difficili che tu li trovi, oltre alla disposizione, si ha da lodare anche l’invenzione.

Fed. Approvo quel che tu dici, perchè mi pare che tu abbia parlato con senno: io dunque farò cosi ancor io, e ti permetterò di credere che l’amante sia più folle di chi non ama; ma, in quanto agli al-