Pagina:Platone - Fedro, Dalbono, 1869.djvu/29

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tri argomenti, se tu dirai cose in più numero e migliori di quelle dette da Lisia, la tua statua di oro battuto starà in Olimpia allato a quella consacrata da’ Cipselidi17.

Socr. Tu la pigli sul serio, o Fedro, perchè ho voluto per gioco riprendere il tuo prediletto, e credi che io mi voglia provar seriamente a dire qualche cosa di più studiato che vinca la sapienza di quest’uomo?

Fed. Intorno a ciò, o mio caro, sei tu stesso che ne dài l’occasione; sicchè bisogna che tu parli ad ogni modo, affinchè non siamo obbligati a fare, secondo il noioso costume delle commedie, di ribatterci insieme le stesse parole, e non mi voler costringere a dir questo: — o Socrate, se io non conosco Socrate, non conosco neppure me stesso; — e quest’altro: — desiderava egli di parlare, ma faceva il difficile. — Anzi tieni per fermo che noi non partiremo di qui prima che tu non abbia detto quello che tu hai nel petto: vedi che noi siamo soli e in luogo solitario, ed io sono il più giovane e il più forte: da tutto questo intendi ciò che io voglio dire, e non credere che sia meglio a parlare per forza che di buona voglia.

Socr. Ma io sarò una cosa da ridere, o mio eccellente Fedro, se, idiota come sono a fronte di un buon oratore, parlerò improvviso intorno a queste materie.