Pagina:Platone - Fedro, Dalbono, 1869.djvu/40

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ciosissimo in modo superlativo alla educazion dell’anima, della quale in verità non ci è cosa nè ci sarà mai di maggior pregio, nè appresso gli uomini nè appresso gli Dei. A te dunque, o giovinetto, bisogna aver questo presente al pensiero: che l’affetto di un amante non viene da nessuna benevolenza, ma come da un tal quale desiderio che ama di satollarsi.


«come i lupi l’agnello, aman gli amanti.»21


Ecco detto, o Fedro; e tu non mi udrai dire niente altro, anzi ti dico che il mio discorso è giunto al suo termine.

Fed. Pure io credeva che fosse alla metà, e che tu avresti parlato egualmente intorno a colui che non è innamorato, in che modo bisogni piuttosto compiacere a costui, dicendo quali sono gli utili ch’egli offre; or dunque perchè ti arresti, o Socrate?

Socr. Non ti avvedi, o uomo fortunato, che io già recito in verso eroico, sebbene non ancora ditirambico, trovandomi pure nel vituperare? e che cosa credi tu che sarebbe, se io incominciassi a lodare alcuno? forse non credi tu che io sarei in modo visibile agitato dalle ninfe verso le quali tu mi hai sospinto per tua volontà? Ti so dire adunque, in una parola, che di tutte quelle cose che abbiamo incolpate nell’uno, le