Pagina:Platone - Fedro, Dalbono, 1869.djvu/41

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cose contrarie a queste sono i beni che troviamo nell’altro; e che bisogna dunque un discorso più lungo? imperciocchè si è parlato abbastanza dell’uno e dell’altro, e quindi è certo che il mio discorso si può rivolgere dove meglio conviene; per questo, ripassato qui il fiume, io me n’andrò via, perchè tu non mi avessi da fare qualche violenza più forte.

Fed. No, non andare, o Socrate, prima che il caldo sia passato; e non vedi che il sole è quasi in punto sul mezzogiorno? anzi, rimanendoci e ragionando insieme delle cose dette di sopra, come il caldo sarà mancato, e noi ce n’andremo.

Socr. O Fedro, tu sei qualche cosa di sublime nei tuoi ragionamenti, che è proprio una maraviglia; perch’io credo che de’ discorsi fatti al tempo tuo, nessuno più di te ci abbia avuto parte, o pronunziandoli tu stesso, o in qualche modo spingendo gli altri a farli. Se tu ne togli Simmia Tebano22, a tutti gli altri tu sei superiore assai, ed anche ora io sento che per amor tuo io avrò da pronunziare qualche altro discorso.

Fed. Tu vieni a dire con ciò, che non mi farai più altro contrasto; ma che discorso vuoi tu fare? e in che modo?

Socr. Mentre io stava, o mio caro, per passare il fiume, mi sopraggiunse il Genio, che è quel mio se-