Pagina:Platone - Fedro, Dalbono, 1869.djvu/56

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 46 —

«Imperciocché ogni anima non ritorna al luogo donde si è partita, prima di un diecimila anni; mentre non impenna le ali prima di questo tempo, eccetto che l’anima di quel filosofo che avesse professato sinceramente la scienza, e fosse stato amante della gioventù, secondo filosofo. Queste anime dopo il giro del terzo migliaio di anni, se hanno scelto per tre volte quest’ultima specie di vita, se ne partono all’anno tremila così fornite di penne; ma le altre quando finisce la prima vita, tocca loro esser giudicate, e le giudicate alcune vanno a pagar la pena in luoghi sotterra destinati ai supplizi, ed alcune levate in alto dopo il giudizio, in certo luogo superiore del cielo, passano il loro tempo in un modo condegno a quello che trapassarono sotto la forma umana, e le une e le altre pervenute che sono nel millesimo anno, al sorteggio o scelta della seconda vita, eleggono quella che ciascuna vuole; onde l’anima dell’uomo può venire a far vita in una belva, e da belva ritorna da capo uomo, quando sia stato uomo una volta. Perciocché colui che non ha giammai veduto la verità non verrà mai a stare sotto questa forma d’uomo perchè l’uomo fa di bisogno che comprenda, come si dice, il generale, partendosi da molte sensazioni e facendone un solo per via del ragionamento. E questo fa la ricordanza di quelle cose che una volta ha vedute l’anima