Pagina:Platone - Fedro, Dalbono, 1869.djvu/57

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nostra nel suo aggirarsi col Nume allorché dispregiando quelli a cui diamo ora il nome di esseri ella riguardava a quell’Essere che veramente è, e per questo io dico che con ragione la sola mente del filosofo è quella che ha le ali, perchè sempre quanto più è possibile la memoria di lui si rivolge a quelle cose per la cui presenza il Nume è Nume. E veramente se l’uomo farà buon uso di queste ricordanze sarà iniziato più perfettamente nei misteri, e diverrà finalmente il solo perfetto; ed uscendo dalle cose che formano lo studio dell’uomo e applicatosi fisamente alle cose divine sarà rimproverato dalla moltitudine come folle, perchè la moltitudine non comprende che egli è un uomo ispirato.

«Questo è dunque il punto a cui doveva venire il discorso intorno alla quarta specie di furore, che quando un uomo vede qua giù una qualche bellezza, col ricordarsi della bellezza vera, si riveste di ali, e così alato si argomenta di volare, e non potendo aggiungere riguarda in alto a modo di uccello, e senza badare a ciò ch’è in basso; onde avviene che gli è data colpa di delirante. Ed è questa la specie più eccellente di furore e nasce da una causa eccellente in coloro che lo posseggono e che ne partecipano, e quando alcuno partecipa di questa insania, amando ciò ch’è bello, si chiama col nome d’innamorato. Essendochè è stato det