Pagina:Platone - Fedro, Dalbono, 1869.djvu/64

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no ad applicar ad esse l’animo loro e imparano quelle cose donde possono, e le trovano di per sè, e mentre s’ingegnano da loro stessi di trovare la natura del proprio nume ci riescono felicemente, obbligati come sono a riguardare fisamente nel loro nume, e raggiunta che l’hanno per mezzo della memoria, ripieni di entusiasmo pigliano da lui i costumi e le abitudini, per quanto ad un nomo è permesso di partecipare alla natura divina. E com’essi danno merito di ciò ai loro amanti per questo li amano tanto più, sebbene vengano le loro ispirazioni da Giove, come le Baccanti, e riversando queste ispirazioni nell’animo del loro amato lo rendono quanto più possono similissimo al proprio nume. E quanti sono che hanno seguito Giunone cercano un animo regio, e trovato che l’hanno, si comportano con lui facendo tutte le cose allo stesso modo. E quelli che sono stati seguaci di Apollo o chiunque altro è stato seguace di altro Dio vanno cercando un giovinetto -che sia connaturato in quel modo, e conquistatolo, imitano il lor nume e persuadono il giovinetto ad accordare l’animo suo alla forma di quell’esemplare la cui immagine portano con sè. E ciò fanno con quanta forza hanno, non già comportandosi con animo invidioso e malevolo verso l’amor loro, ma affaticandosi con ogni potere per condurlo ad una perfettissima rasso-