Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/50

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' 50 EUREKA via di uscita, giriamola come vogliamo; un risultato che ci sta di fronte tanto alla fine di un processo induttivo che parte dal fenomeno già discusso della vera Legge, quanto alla conclusione di una corsa deduttiva che parte dalla più rigorosamente semplice di tutte le supposizioni concepibili, — in una parola, dalla ipotesi della Semplicità stessa. E se ora, per il semplice gusto di cavillare, si objettasse che sebbene il mio punto di partenza sia, come io lo affermo, la supposizione della Semplicità assoluta, non per tanto la Semplicità, considerata meramente in sé stessa, non è un assioma; e che solamente le deduzioni dagli assiomi sono indiscutibili — io risponderei cosi: — Qualunque altra scienza, tranne la Logica, è una scienza di certi rapporti concreti. L’Aritmetica, per esempio, è la scienza dei rapporti di numero — la Geometria dei rapporti di forma —la Matematica, in generale, dei rapporti di quan¬ tità in generale — o di tutto ciò che può essere accresciuto o diminuito. La Logica, invece, è la scienza del Rapporto nell’astratto — del Rapporto assoluto, del Rapporto conside¬ rato solamente in sè stesso. Un assioma in qualunque scienza particolare, tranne la Logica, c, in questa maniera, puramente una proposizione che annuncia certi rapporti concreti che sembrano troppo evidenti per essere discussi — come quando diciamo, per esempio, che il tutto è mag¬ giore della sua parte; e cosi pure il principio dell’as¬ sioma Logico — o in altre parole, il principio di un assioma nell’astratto — è semplicemente l'evidenza di rap¬ porto. Ora è chiaro non solamente che ciò che è evidente per una mente può essere non evidente per un’altra, ma anche che, ciò che è evidente per una mente ad una data epoca può essere solamente un po’ evidente in un’altra epoca per la stessa mente. E chiaro, di più, che ciò che oggi è evidente anche per la maggioranza del genere umano, o per la maggioranza dei migliori intelletti del genere umano, può essere domani per questa maggioranza o piu o meno evidente o anche niente affatto evidente. Si è visto, dunque, che il principio assiomatico stesso è suscettibile di varia¬ zioni e naturalmente che gli assiomi sono suscettibili di un simile cambiamento. Gli assiomi essendo mutabili, le « verità » che ne nascono sono pure necessariamente mu¬ tabili, o, in altre parole, non si può mai fare su di esse un assegnamento positivo come su verità — giacché la Verità e l’Immutabilità non sono che una stessa cosa. Ora si capirà prontamente che nessuna idea assiomatica — nessuna idea fondata sul fluttuante principio dell’evidenza di rapporto, può essere una base tanto sicura, tanto degna di fiducia, per una costruzione eretta dalla Ragione, quanto quell’idea — (qualunque essa sia, dovunque noi la pos¬ siamo trovare, se si potrà trovare in qualche luogo) — che