Pagina:Poemetti allegorico-didattici del secolo XIII, 1941 – BEIC 1894103.djvu/231

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l’intelligenza 225


     E l’anima col corpo è quel palazzo, 301
che fondò Dio, maestro grazioso,
nel qual la ’Ntelligenza sta ’n sollazzo;
e la gran sala è ’l core spazioso,
di pietre preziose pien lo spazzo,
quiv’è la sagresti’ e ’l tesor nascoso;
èvi la scola de la sapienza,
ché ’l cuore ha tre partite in un’esenza:
nell’una sta ’l pur sangue dilettoso.

     La camera del verno e de la state 302
è ’l fegato e la milza veramente;
nodriscesi nell’un caliditate,
e l’altra fredda lo calor repente;
ben si può dir cucina in veritate
lo stomaco, che si cuoce sovente:
savete ch’è il cenacol dilettoso?
lo gusto co l’assaggio savoroso.
La volta del palazzo è ne la mente.

     E li nobili ’ntagli e le figure, 303
si posson dir le belle rimembranze,
che imaginate son di tai pinture,
onde poi fanno queste ricordanze;
e gli occhi sono le speculature,
le vetriere e le belle alluminanze;
e la cappella dove s’ufizìa,
si è la fede dell’anima mia;
l’uficio son le laude e in Dio speranze.

     L’audito e ’l tatto son li portinieri, 304
e ’l senso si può dir la mastra porta;
e li varî voler’ son messaggeri,
che servon quella nobel donna accorta;
la lingua è suo stormento, e giocolieri