Pagina:Poemetti allegorico-didattici del secolo XIII, 1941 – BEIC 1894103.djvu/335

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il fiore 329

CXCVI

Bellaccoglienza.

     «Del bel valletto che vo’ mi parlate,
in cui tanta vertute è riposata,
sed e’ la s’ha, per me gli sia chitata:
4s’i’ l’amo, i’ l’amerò come mi’ frate.
Ma per le gioie che m’ha presentate,
la mia veduta no gli fia vietata;
ma venga, il piú che puote, a la celata,
8e, sed e’ piace a voi, sí ’l ci menate.
     Ma che sia fatto tosto san dimora,
perciò che Gelosia non può soffrire
11ched ella stea sanza vedermi un’ora;
ché molte volte si parte per gire,
e ’l diavol, che di notte in lei lavora,
14sí la fa ’mmantenente rivenire.»

CXCVII

La Vecchia e Bellaccoglienza.

     La Vecchia sí la va rassicurando,
e dice: «Sopra me lascia la cura
di questo fatto; non aver paura,
4ched io il saprò ben andar celando.
E gisse Gelosia tuttor cercando
qua entro, sí seria grande sciagura
s’ella ’l trovasse, ma i’ son sicura
8che poco le varria su’ gir sognando».
     — «Dunque potete voi farlo venire,
ma ched e’ si contegna come saggio,
11che non pensasse a far nessun ardire.»
— «Figliuola mia, e’ non fece anche oltraggio
in nessun luogo, ch’i’ udisse dire,
14ma troppo il loda l’uon di gran vantaggio.»