Pagina:Poemetti italiani, vol. IV.djvu/48

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
44


     Pietosa oggi ver te Tracia sarebbe:
Pietosi i fieri altar di quella Terra
La qual sol un Busiri al tuo temp’ebbe.

     Ben fosti figlia tu d’ingiusta guerra:
Ben sei madre di sangue: e più sarai,
Se vendetta dal ciel non si disserra.

     Indi rivolto a me, disse: che fai?
Fuggi le mal fondate ed empie mura.
Ond’io tutto smarrito mi destai:

     E tanta ebbe in me forza la paura,
Che sconsigliato e sol presi ’l cammino
Senz’altra scorta, che di notte oscura.

     Errando sempre andai fin al mattino,
Tanto ch’allor da lunge un’ombra scorsi,
Che in abito venia di peregrino.

     Al volto ai gesti ed a l’andar m’accorsi
Che spirto era di pace, al ciel amico;
Onde più ratto per vederlo io corsi.

     E mentre in arrivarlo io m’affatico,
Ei riprese la via per entro un bosco,
Sempre guardando me con volto oblico.

     Non mi tolse il veder quell’aer fosco;
Che ’l lume del suo aspetto era pur tanto
Che bastò ben per dirli: io ti conosco.

     O gloria di Spoleto: aspetta alquanto:
E volendo seguire il mio sermone,
La lingua si restò vinta dal pianto.