Pagina:Poemetti italiani, vol. IV.djvu/50

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     Volava il nome mio per ogni parte
Italia il sa, che mesta oggi sospira
Bramando il suon de le parole sparte.

     Però chi con ragion ben dritto mira,
Potrà veder ch’in un sì colto petto
Non trovò loco mai di sdegno od ira.

     Dunque da te rimuovi ogni sospetto;
E se del morir mio l’infamia io porto,
Sappi che pur da me non fu ’l difetto:

     Che mal mio grado io fui sospinto e morto
Nel fondo del gran pozzo orrendo e cupo:
Nè mi valse al pregar esser accorto:

     Che quel rapace e famulento lupo
Non ascoltava suon di voci umane,
Quando giù mi mandò nel gran dirupo.

     O dubbj fati, o sorti involte e strane,
O mente ignara e cieca al proprio danno,
Come fur tue difese insulse e vane!

     Previsto avea ben io l’occulto inganno
Che al mio morir tessea l’avara invidia;
E sapea ch’era giunto a l’ultim’anno;

     Ma credendo fuggir Ponto o Numidia,
Di Padoa mi partii venendo in loco,
Ove, lasso, trovai frode e perfidia:

     E qual farfalla al desiato foco
Tirata dal voler si riconduce
Tanto, ch’alfin le pare amaro il gioco;