Pagina:Poemi (Byron).djvu/101

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il corsaro 99

Fresco, e siccome di vicina aurora
L’aere soffiar su la sua fronte; giugne
All’aperto verròn, vede la stella
Ultima de la notte, l’Orïente
Vede imbiancarsi, ma nol cura; luce
Ben altra il fére da solinga stanza;
Colà s’affretta; una mal chiusa porta
Svela, ma solo il raggio che v’alberga;
Sollecita, anelante, umana forma
Uscir ne scorge, soffermarsi, indietro
Volgersi,.... risostar,.... alfine,.... è dessa!
Non ferro ha ne la man, non segno scerne
Di colpa;....» Salve pïetosa!.... Il core
«Al ferìr non le resse!» Un altra fiata
Ei la rimira.. .. Oh ciel! Bieco, ed incerto
È l’occhio di colei, dal dì che spunta
Par che rifugga; l’ondeggiante, e bruna
Chioma che il volto e il vago sen nasconde,
Quasi giù tratta da la fronte china
A fisar dubbio, e spaventoso oggetto,
Su l’omero la donna alfin si caccia
Ei la rivede;.... ma sul ciglio,.... ignota,....
Obbliàta forse da la man tremante,
Una stilla!.... Il color fosco ne mira
E più non cerca,.... e abbrividisce.... Lieve,
Ma certo segno di delitto,.... è sangue!....