Pagina:Poemi (Byron).djvu/134

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130 il giaurro

Arca de’ forti! E questo fia che solo
Or di te avanzi? Umiliato e vile
Schiavo t’appressa; di’ non son pur queste
115Le Termopili? E queste che d’intorno
Onde azzurre ti fremono, qual mare
Son esse mai? Qual lido è questo? Dillo,
Serva stripe di liberi!... Lo scoglio
Di Salamina, ed il suo flutto.... Oh, queste
120Scene, e la storia non ignota, omai
Parlino, e tu le ascolta! Oh desta alfine
Dal cenere de’ Padri la favilla
De la prisca lor fiamma! E quei che spiri
Ne la battaglia, a l’onorato nome
125Tal nome aggiunga di terror, che l’oda
Il tiranno, e ne tremi, e lasci il prode
Una fama, una speme a’ figlj suoi,
Che di tradirla pria, vogliano morte.
Guerra di Libertà s’avvien che insorga,
130Ben che spesso infelice, alfine è vinta.
Teste o Grecia ten’ sia, la glorïosa
Pagina tua; dicanlo o Grecia, i tanti
Immortali tuoi secoli! Nascosi
In polverosa oscuritade Regi,
135Piramidi lasciâr, ma senza nome;
I grandi tuoi, se da le tombe il veglio