Pagina:Poemi (Byron).djvu/136

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132 il giaurro

Fu umana stripe avvolti, ove de’ bruti
Sono a stento maggiori, di selvaggia
Virtù conforto non pur hansi, e petti
165Liberi e grandi; a le vicine sponde
Di chiare astuzie, e di lor frodi antiche
Carchi sen’ vanno; il Greco allor maestro
Sol tu ritrovi, ed allor sol famoso.
Alme avvezze a servir, invan s’affanna
170Libertade a destar, solleva indarno
Fronti, che il giogo apprezzano; suoi danni
Omai non piango io più, ma ben dolente
Or io storia dirò; colui che l’oda,
Credala pur; chi primo udilla, pianse.
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175Fosca da lunge, de la rupe avanzasi
L’ombra, guatando su l’onda cerulea;
L’occhio del pescator la vede attonito,
A lui venirne, e del ladron de l’isola
La crede il legno, o del Mainota; palpita
180Pel suo picciol caicco, e va la dubbia
Cala evitando; faticoso, ed ansio,
Grave di sua squammosa preda, remiga
Forza adoppiando, e fugge fin che accolgalo