Pagina:Poemi (Byron).djvu/137

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il giaurro 133

Salvo la baja del Lïone, fulgida
185Di quella luce, onde sì bella ammantasi
La notte Orïental.   *     *     *     *     *     
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E chi è costui, che come folgor viene,
Su cavallo nerissimo, che sciolto
Ha il freno, e piè di vento? Intorno è desta
190Al suon del ferro strepitante l’Eco
De le caverne, ed il fragor ripete
Degl’iterati colpi, e d’ogni salto;
Figlia diresti di marino flutto
La spuma, ond’il corsier rigato ha il fianco;
195Ma il flutto lasso alfin ritorna in pace,
E non è pace al cavaliere in seno.
Turbin’, che sul mattin sorge fremente,
Calmo, o Giaurro,4 è del tuo cor più assai!
Non ti conosco io no; ma non abborro
200Tua razza men, e sul tuo volto scorgo
Traccia, che il tempo più farìa profonda,
Cancellar non potrìa. Giovine ancora,
In sulla fronte pallida, già sparsa
Hai la ruina, che lasciârvi i feri
205Affetti tuoi pugnando, e ancor ch’al suolo