Pagina:Poemi (Byron).djvu/138

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134 il giaurro

Volga ognora malefico lo sguardo,
Pur siccome metëora t’aggiri,
Ed I’ ben scerno, ed uom se’ tu, cui denno
O spegnere, o fuggir, d’Otmanno i figlj.

210E via, via s’affrettava; e in lui pupille
Di stupore I’ tenea. Benchè simìle
A notturno demonio trascorrendo,
Dal ciglio mio si dileguasse, in mente
Tale un confuso rammentar lasciommi
215Che lungo, lungo su lo scosso orecchio
Suonò l’unghia terribile del nero
Suo corridor.... Vè, collo spron lo incalza;
È già presso al dirupo, che sporgente
Ombreggia il mar, aggirasi, ed affretta
220Più il suo fuggir; da l’occhio mio la rupe
Lo salva alfin, chè mal gradito è l’occhio,
Che indagator s’affisa in uom che fugge.
E non fulgida assai splende una stella
Sovra costui, che senza posa corre.....
225Ei volteggiò; ma d’involarsi pria
Strappommi anco un occhiata, ultima quasi,
E il destrïer rattenne, ed un istante
Respirò in tanta foga, e sulla staffa
Un istante rizzosse.... Oh, perchè ei guata