Pagina:Poemi (Byron).djvu/139

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il giaurro 135

230Il bosco degl’ulivi?.... Su la vetta
Splende la Luna; ancor de la Meschìta
Alto la lampa tremula, e se voce
D’Eco svegliar non può del Topaicco 5
Il distante fragor, mille di gioja
235Vampe da lunge vedi nunziatrici
Di Mussulmano zel, ch’omai s’ascose
Del Ramazan il Sole, e colla sera
Ritornò lieta del Bajram la festa;
E colla sera.... Ma chi se’? qual sei
240Tu, d’aspetto stranier, di fero ciglio?
E a te, ed a tuoi, qual di tai cose or punge
Cura, che incerto del fuggir ti lascia,
O del sostar?.... Ei stette; avea dipinto
Sulla faccia il Terror; ma l’Odio sorse
245E discacciollo; e sorse non qual suole
Improvviso rossor d’Ira che passa,
Ma pallido qual marmo, che più negra,
E orrenda fa col suo candor la tomba.
Bassa la fronte, e qual cristallo immoto
250Avea lo sguardo; feramente stretta
La destra, e al cielo feramente vôlto
Il braccio quasi di rïeder fosse
Dubbioso, o di più andar; alto un nitrìto
Mandò irrequeto per la sosta intanto