Pagina:Poemi (Byron).djvu/141

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il giaurro 137

280Sentìasi il cor? Oh, a misurar chi vale
Di quella posa l’orrida lunghezza?
Di quella posa, onde più amaro forse
Il suo destin si fea? Nulla è ne l’ampio
Libro del tempo, eternità al pensiero;
285Perchè innanzi al pensiero illimitato
Spazio infinito la coscienza ingombra,
Spazio, che in se quant’havvi desolato,
Senza fin, senza nome, atroce affanno
Rinchiuder può. Ma l’ora è lunge, omai
290Lunge è il Giaurro.... Salvo forse?.... Cadde?....
Oh, trista l’ora in ch’egli venne! Trista
L’ora in che s’involò!.... Con lui pur venne,
De la colpa d’Hassan l’alta vendetta,
Che lo palagio suo converso ha in tomba;
295Come infesto Simùm,7 ei giunse e sparve;
Foriero de le tenebre, e del fato
Il soffio struggitor a morte piega
Anco il cipresso, arbore negra e mesta
Ognora, ancor che il duol dell’uom sia muto,
300Arbor fido-piangente appo gli estinti!

Da le stalle il corsiero, e sparì il servo
Da le sale d’Hassan; su per lo muro
Lïeve e grigia del solingo ragno