Pagina:Poemi (Byron).djvu/160

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156 il giaurro

Verdeggianti diffondersi la fresca
Rugiada de la sera, in cielo vide
Languidamente scintillar le stelle.
» Imbruna omai,.... nè saran ei ben lunge....»
720Impaziente dal pergolo s’invola
La donna, e sorge a la difficil torre;
Guata;...» perch’ei non vien? Son pur veloci
» I suoi destrier, nè per estivo ardore
» Unqua fur lassi. Perchè mai lo sposo
725» Il don promesso non invìa? Cotanto
» Gelido ha il cor, o men che suole presto
» Muove il barbero suo?.... Stolta rampogna!
» Mira! valica il tartaro la vetta,
» Del vicin monte;.... cauto giù per l’erta
730» Ecco discende;.... è ne la valle, e i doni
» Ha in sull’arcion.... Ed I’ stolta credea
» Tardi i corsieri?.... Oh, giunga! Avrà qual déssi
» A lungo camminar, e a la gradita
» Foga, larga mercè....» Balzò di sella
735Appo la soglia il messaggier, ma a stento
Resse il non greve pondo; il fosco viso
Dipinto avea d’affanno;.... ansia quell’era
Forse di lungo viaggio;.... era di sangue
La macchia de le vesti;.... ma dal fianco
740Del corridor forse lo trasse;.... alfine