Pagina:Poemi (Byron).djvu/184

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180 il giaurro

1285» L’anima assorta, scarsi, è ver, concesse
» Pensieri a dritto d’amistà lontana;
» Pur caro ancor, questo perduto nome,
» Credi, gli suonerà. Di mia rea sorte
» Profeta ei fummi; I’ ne sorrisi,... e allora
1290» Sorriderne potea; parlò, ma invano,
» Prudente il labbro suo; prego o consiglio
» Non valse, no;... ma ben va rimembranza
» Or momorando i non creduti accenti.
» Digli, del mio destin compiuto alfine,
1295» E inorridir de’ negri suoi presagi
» Tu lo vedrai, tu de le sue parole
» La fatal veritade odiar l’udrai.
» Digli, che in sen di tante cure, i giorni
» Aurei di nostra giovinezza appena
1300» Rammentar I’ potei; ma che in l’estreme
» Angoscie, digli, a benedir suo nome
» La moribonda bocca mia si schiuse;
» Ahi, forse il ciel ne l’ira sua disperde
» Voto ch’a prò del giusto il reo gli manda!
1305» Digli, ma non che immaculato ei serbi
» Il nome mio; troppo è gentil quel core,
» Perchè l’oltraggio io ne paventi, e fama
» Più non apprezzo omai. Nè ch’ei non pianga
» Chiedi per me, ch’ingiuria fora; oh, tomba